Qualche giorno fa era l’8 marzo. Oggi siamo tornate al punto di prima. Il riconoscimento delle donne sul lavoro resta una questione aperta e la strada da fare è ancora molta.
Ogni giorno incontro professioniste straordinarie: donne preparate, lucide, resilienti, donne che tengono insieme ruoli diversi, madri, compagne, manager, imprenditrici senza avere nulla da invidiare a nessuno.
Eppure, nel lavoro, continuano a essere meno considerate. Perché?
Il retaggio culturale che ancora pesa sulle donne
Le ragioni sono anche storiche.
Per molto tempo alle donne è stato insegnato:
- a non alzare troppo la voce
- a non essere ingombranti
- a non sembrare ambiziose
Oggi qualcosa è cambiato. Ma non abbastanza.
Oggi, spesso, il limite non è la competenza. È la percezione che si ha di sé.

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La mia idea è: molte donne aspettano di sentirsi pronte, molte si raccontano con troppa cautela. Molte non chiedono quanto meritano.
Forse oggi il punto è un altro: dobbiamo volerlo con tutte le nostre forze.
Credere in noi stesse con la stessa lucidità che vediamo nelle grandi atlete. Alle ultime competizioni Olimpiche internazionali, molte donne hanno vinto anche perché si erano già immaginate lì: pronte, solide, legittime.
La tecnica della visualizzazione è un metodo potente che coinvolge tutti i sensi.
La visualizzazione, nata nella psicologia della performance e sviluppata anche grazie agli studi di Maxwell Maltz (chirurgo plastico e autore negli anni ’60 di Psycho-Cybernetics, tra i primi a lavorare sull’immagine mentale di sé) e Denis Waitley (psicologo della performance negli anni ’70–’80, formatore di atleti olimpici), ci insegna una cosa semplice: le grandi atlete immaginano il percorso, lo percorrono in anticipo con la mente e soprattutto si vedono già vincitrici.
Quando cambia l’immagine mentale, cambia anche la presenza
Collaborando con aziende di settori tra i più disparati, vedo spesso donne preparatissime, con background di successo invidiabile che però continuano a rappresentarsi più piccole di ciò che sono.
La trasformazione inizia lì: nel modo in cui ci vediamo. Non è suggestione, è allenamento di autostima!
Quando iniziamo a immaginarci autorevoli, chiare, legittime:
- cambia il linguaggio
- cambia la postura
- le spalle si aprono
- la schiena si raddrizza
- la testa si alza
- il timbro e la voce cambiano
E cambia anche il modo in cui veniamo percepite.
Nel mio lavoro lo vedo ogni giorno.
Quando una donna prova un make-up che non aveva mai osato, indossa capi che non pensava le appartenessero, e si guarda allo specchio con uno sguardo nuovo, gli occhi brillano di emozione e succede qualcosa.
In quel momento vedo la forza della visualizzazione: non sta solo cambiando immagine, sta cambiando percezione di sé.
E da lì cambia tutto. La competenza resta fondamentale, ma oggi non basta.
Conta sopratutto come scegliamo di immaginarci. E allora sì, come ci ricorda una celebre canzone, la storia siamo noi. E sul lavoro, nella vita quotidiana ogni giorno, possiamo scegliere di ri-scriverla.
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