
Riflessioni su immagine e fraintendimenti in un caldissimo mercoledì di luglio
Il modo in cui ci vestiamo, parliamo, ci muoviamo e scegliamo di presentarci agli altri produce un messaggio. A volte è un messaggio fedele a ciò che vogliamo comunicare. Altre volte, arriva distorto.
Ciò non significa che esista un modo corretto di “essere belli”, di essere presentabili.
Significa che, volenti o nolenti, comunichiamo sempre qualcosa.
E se da una parte ti affascina l’idea di costruire una presenza forte, estetica, riconoscibile. Dall’altra senti il rischio che diventi una recita.
Per questo motivo, in Carla’s Academy promuoviamo una visione positiva della cura dell’immagine: non per diventare qualcun altro, ma come strumento per conoscerci meglio, esprimerci e sentirci più a nostro agio con noi stesse.
BELLEZZE MAL CONFEZIONATE ecco come le vediamo.
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Diciamo spesso che la bellezza è soggettiva.

Basta entrare in una stanza, partecipare a un evento o osservare le persone per strada per capire che esistono anche codici condivisi.
Notiamo chi sembra fuori contesto, chi appare curato, chi comunica sicurezza e chi, invece, sembra indossare qualcosa che non gli appartiene.

Una volta non dovevamo raccontarci così tanto.
OGGI dobbiamo presentarci, descriverci, scrivere bio, spiegare cosa facciamo, cosa ci distingue, quale storia abbiamo da raccontare. Dobbiamo essere riconoscibili, coerenti, interessanti. Quasi sempre disponibili a tradurci in poche righe.
BELLEZZE MAL CONFEZIONATE
Abbiamo iniziato a confondere la trasparenza con l’esposizione totale? Per essere autentici dobbiamo mostrare ogni lato di noi?
Scegliere cosa non raccontare, è una forma di consapevolezza.
Molte persone rivendicano la propria unicità come una forma di protezione: “IO non seguo gli standard”, “IO non mi omologo”, “IO sono fatta così”.
Non tutto ciò che è personale è automaticamente autentico.
E come ogni linguaggio, anche l’estetica che scegliamo può essere usata per conformarsi, per distinguersi, per farsi capire o, al contrario, per lasciare spazio all’immaginazione.
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